8 giugno 1867  nasceva Frank Lloyd Wright. A 150 anni dalla sua nascita il Moma gli dedica una mostra.

<< Laggiù nel Galles ai tempi vittoriani, viveva un cappellaio che faceva con gran foga strani coni neri, molto appuntiti. Li portavano le streghe cavalcando manichi di scopa. Li portavano i gallesi come cappelli. Il cappellaio era fiero del suo lavoro e andava in giro per le fiere a vendere i cappelli…

Le domeniche, uomo capace di di bollare a fuoco, predicava, domandando, in qual modo ci si potesse mantenere nella grazia di Dio, confutando le risposte dategli da quasi tutti gli uomini e anche dalle donne. Era alto di statura questo Richard Jones, con gli occhi scuri… un unitariano ardente e non troppo benvoluto. Un giovane di antica discendenza gallese, Mary Lloyd , lo udì predicare e si innamorò di lui.

<<Poichè v’è l’uomo giusto che perisce nella sua virtùe v’è l’uomo malvagio che insiste nella sua cattiveria. Ma colui che conosce Dio e lo serve, li sopravanzerà tutti…

…E così il cappellaio predicatore, a cinquantatrè anni, divenne pioniere nel Wisconsin, assieme ai suoi figli Thomas, John, Margaret, Mary, Anna e Jenkin.

Roba da farci un film !…cosi inizia l’epopea dell’imbattuto architetto migliore di tutti i tempi Frank Lloyd Wright. Iniziai a studiare i  disegni di Wright nella monografia numero 8 di Bruce Pfeiffer . Gli ultimi 10 anni di attività di WFL, una valanga di progetti e realizzazioni, tra cui secondo me spicca casa Clark Arnold. Famoso per la casa sulla cascata che conoscono più o meno tutti quelli che ogni tanto mettono piede in una mostra d’arte moderna.

Fui sorpreso quando Carlo Sarno ( allievo di Zevi che fu allievo di Wright) mi inserì nell’elenco mondiale degli “organici” e degno di questo grande Architetto, ma ovviamente devo ancora ampiamente dimostrarlo. L’Italia ha conosciuto grandi architetti organici tra cui Michelucci, che a Pistoia( città italiana della cultura) ha realizzato una straordinaria architettura di cui parleremo a breve. Lo stesso Carlo Scarpa e, attualmente i fratelli Sarno stanno cercando di dare lezioni di umiltà e di architettura organica all’Italia. Grandi tudiosi che ho avuto la fortuna di incontrare come Giuliano Chelazzi, predicano e si applicano.

Dopo un lungo periodo di dubbi, (appresso anche a rompicoglioni perdi tempo e troie iscritte all’albo) che si sono  dissipati nel 2016 in modo definitivo, l’idea che l’architettura organica ed indipendente dalle istituzioni, sia una delle risposte più sicure se non l’unica verso la sostenibilità delle opere dell’uomo  e in direzione  il suo habitat, è ancora convincente.

La morte di Bruno Zevi nel 2000 mentre io stavo sviluppando uno dei miei primi incarichi di apprendistato finale in una società di ingegneria, ha lasciato un’ eredità critica e se vogliamo karmica, molto imponente che è difficile da colmare, ma ci proviamo. Oggi Taliesin West vive e pulsa ancora e la scuola wrightiana continua a mantenere alto il linguaggio intrapreso dal 1910 da FWL. L’architettura organica possiede un suo naturale sviluppo ed una sua evoluzione. Ogni progetto nasce cresce si sviluppa e muore, quando il progetto muore nasce e si manifesta l’architettura.

Ogni architetto organico deve uccidere il progetto, se se ne innamora il parto non è possibile. Nel 1989, uno scultore architetto di Lodi, durante la mia prima fase di apprendistato mi disse: “ti innamori del disegno. se continui così sei fregato”  l’architettura non è farsi le pippe sul disegno ma fecondare l’universo perchè possa manifestarsi l’architettura nella pietra. Diciamo che qualcosa sono riuscito a partorire e devo dire nonostante io non abbia alcuna abilitazione ufficiale..è tutto li che sta in piedi. Ma il 2017 è l’anno dei 150 anni dalla nascita di Wright. La cosa che  colpisce ancora oggi dopo tanti anni è “il futuro”,… presente nelle sue architetture, molto poco scenografico ma nello stesso tempo più Hollywoodiano che mai. Facendo una parallelismo temporale tra il 1915-16-17-18, furono realizzati 2 grandi progetti, il Midway Garden e l’Imperial Hotel di Tokio. Due gigantesche opere, fatte con uno sforzo progettuale immenso, demolite pochi anni dopo. Una bestemmia ed un grande peccato, non avere oggi queste mirabili architetture.

Per questo visto che nessuno di noi è al sicuro, dobbiamo insistere nel volere portare grandi esempi di “architettura organica” senza cedere un solo metro alla “consuetudine” della poltrona comoda, magari di partito. Occorre insistere, ma con le mani “LIBERE”!!!

Un altro dato incredibile sulla produzione del grande FLW è la quantità di progetti. Ho calcolato che egli produceva un progetto per un cliente ogni 10 gg.  Oltre 1000 progetti di cui il 50% realizzati.  John Ruskin ha scritto ciò che Wright aveva applicato e il motivo di tale grandezza deve essere letto tra le righe di uno dei testi sacri senza cui non credo sia possibile imparare nulla di assimilabile all’architettura organica. Il testo è “Le sette lampade dell’architettura”.  Dopo aver letto quel  libro capii che il politecnico di  Milano era una entità inutile e ovviamente non proseguii gli studi. Quel poco che ho realizzato, e che realizzerò, non lo devo agli studi universitari ma a quel libro. Non c’è docente universitario che sia all’altezza di quel testo ne sul piano etico ne sul piano morale, Particolarmente schifosi sono i corsi di arredamento I e II che ospitano gente che dovrebbe essere selezionata in partenza. Scimmie che infestano il mercato dei progetti, e che oggi infestano Milano di accozzaglie inutili vendute sotto il nome dell’architettura e dell’albo delle giovani minkiotte!.  L’Italia vede la rinascita del medievalismo con Cardini questo per non dimenticare che Wright fece un giro in Italia e forse quelle case immerse nel verde nelle zone fiesolane hanno influenzato il suo senso dello spazio facendo immaginare tessuti naturali medievali e poi anti-accademici, ma anche per l’impressione avuta in tenera età delle stampe presenti nella sua casa di antiche cattedrali gotiche, cosi come egli beneficiò della vista di stampe cinesi ma anche della visita presso il Giappone

Tra le miriadi di innovazioni non annunciate ma fatte direttamente al tavolo da disegno e nella pietra  è il concetto di Whole Opus ed il “Cohesive organic space quality”. Il  concetto di “coesione” non è cosi facile da applicare all’architettura, ma nella casa Roland Reisley di USONIA II in Pleasenville ( NY) del 1951, vi è un esempio costruito di straordinaria importanza e che raramente è stato ripetuto. Per questo il lavoro fatto fino ad ora da noi non è sufficiente, c’è ancora molto da “scoprire” e da fare.

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casa Roland Reisley di USONIA II in Pleasenville ( NY) del 1951, Frank Lloyd Wright

Alberto Leorbat Mei Rossi