Mendace e verace, i confini dell’impostore, in architettura .

In architettura l’impostore si spinge sempre in vicinanza del genio, è un parassita che si nutre della sua energia. Tuttavia esiste un limite oltre il quale il mendace ed il plurimo, falsario non si dirige. Si tratta di colui che ha fatto della sua vita tutt’altro rispetto all’obiettivo originale, aveva paura di morire di fame e si è messo a fare altro; mi troverete, a rovistare immondizia in una stazione ma io non faccio “la puttana”.  La diversificazione e diversità architetturale è una chiave per distinguere il mendace dal verace. Le parole, e perchè sono tali, si logorano con una rapidità impressionante. Se applicassimo il termine “diversità” all’antropologia e alla psicologia, proveremo una nausea terrificante oggi, perchè siamo narcotizzati dal concetto di “uguaglianza”; una uguaglianza fasulla , fatta solo di interessi di parte. Il principio della diversità è irrinunciabile, più del concetto di uguaglianza specie se uguaglianza significa “elettroencefalogramma piatto”. L’intero comparto mondiale sociale è soggiogato da religioni idolatriche o da miti idolatrici, intrise di concezioni assolutiste e totalizzanti, infestata di postulati scientifici per giustificare ogni “discriminazione” sociale economica e culturale. Troppa gente pronta a salire sul piedistallo e giudicare. Le cause scatenanti sono l’assoluta assenza di potere creativo o di sostanza nell’anima delle cose da fare. 2660221703_d8e5854f5d